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L'export della meccanica italiana viaggia bene e segna un +3,6% nel primo semestre 2017
Stati Uniti e Russia crescono a doppia cifra. Estremamente positivi Arabia Saudita, Polonia e Iran. "Customs management" e "Global value chain" sono tra i fattori chiave per esportare oggi.
Quali sono le nuove corsie delle esportazioni italiane e quali i Paesi di destinazione delle nostre tecnologie? I dati elaborati dall'ufficio studi ANIMA Confindustria Meccanica Varia offrono indicazioni importanti per analizzare la fenomenologia dell'export della meccanica italiana. Rispetto al primo semestre 2016, gli scambi commerciali sono aumentati del +3,6% per una cifra complessiva pari a 14 miliardi di euro circa. Tra i primi dieci Paesi, che hanno richiesto in misura maggiore le tecnologie italiane, in prima posizione si trovano gli Stati Uniti che nel 2017 hanno fatto registrare un incremento (+22%) rispetto all'anno precedente, fino a raggiungere 1,4 miliardi di euro. Turbine a gas (+37,5%) e macchine per il sollevamento e la movimentazione (+148,2%) sono le due merceologie più attraenti per la bandiera a stelle e strisce.



Si confermano partner storici dell'Italia la Germania, al secondo posto, e la Francia, al terzo. Secondo un andamento stabile, i due Paesi europei hanno importato l'italianità rispettivamente per 1,3 miliardi di euro e 1,2 miliardi di euro. Per entrambe le destinazioni aumentano le esportazioni di pompe (Germania +8,4% e Francia +7,4%) mentre si riduce la domanda di valvole e rubinetteria (Germania -27,1% e Francia -17,4%). Si contrae, anche se di pochi punti percentuali (-2,8%) l'export verso il Regno Unito, pari a 622 milioni di euro, che occupa il quarto posto. Il rallentamento è dovuto alla frenata di turbine a gas (-15,3%) e di valvole e rubinetteria  (-16,6%), mentre sono in ripresa gli impianti termici (+25,5%). Subito dietro, in quinta posizione, la Spagna con un aumento positivo (+8%) degli scambi. Tra la meccanica esportata, mostrano un buon andamento le pompe (+16%) e le serrature (+15,1%) mentre sono in calo drastico valvole e rubinetteria (-29,9%).

Alberto Caprari, presidente ANIMA Confindustria Meccanica Varia, ha dichiarato nel suo intervento all'evento Smart Export promosso da ANIMA: «I dati di export sembrano più che confermare la qualità delle relazioni commerciali tra l'Italia e il resto del mondo. Nel confronto tra i primi sei mesi 2017 e lo stesso periodo del 2016 l'export delle tecnologie e dei prodotti delle aziende in ANIMA ha raggiunto valori molto positivi. Le esportazioni possono crescere ancora, facendo leva su quei valori che tutti ci riconoscono fortemente, come: innovazione, serietà, professionalità, flessibilità, qualità dei nostri prodotti, servizi e soluzioni integrate. Sono quattro le richieste di ANIMA Confindustria Meccanica Varia al governo, banche ed istituzioni: copertura finanziaria anche verso Paesi meno stabili, ma che investono; defiscalizzazioni per l'attivazione di filiere di prodotti correlati e/o aziende complementari; coperture dei cambi più semplici, economiche e detraibili fiscalmente; infine, incentivi all'export tramite analisi e studi economici, certificazioni di prodotto e partecipazione a fiere fortemente agevolati».



Al sesto posto come destinazione dell'export italiano in netta ripresa la Russia: nei primi sei mesi del 2017 sono già entrati in territorio russo 445 milioni di euro di meccanica tricolore, un incremento pari a +45,9% rispetto all'anno scorso. Trovano conferma i trend già analizzati per i Paesi precedenti. Negativo l'export di valvole e rubinetteria (-35,9%) mentre meritano un'attenzione particolare l'incremento di turbine a gas (+77,8%), pompe (+147,9%), impianti termici (+31%) e caldareria (+103%). Al settimo posto la Cina incrementa il suo valore export con un +8,9%, seguono la Turchia in calo (-6,9%) mentre Arabia Saudita (+18%) e Polonia crescono a doppia cifra (+16%). Il trend elaborato dall'ufficio studi ANIMA è ricco di conferme e novità, così come la vita delle imprese italiane. «Per le imprese della Meccanica Italiana i vincoli da gestire possono diventare delle opportunità: il Customs Management e il concetto di Global Value Chain rappresentano sempre più dei fattori chiave per esportare oggi. Nuove strategie, che richiedono un approfondimento specifico in azienda perché determinano la capacità o meno di lavorare; salvaguardando i margini, per essere in grado di investire anno su anno. Permane la necessità di esportare sempre più ed essere competitivi nei vari mercati. L'alternativa non è nemmeno pensabile, per imprese ed imprenditori evoluti.», conclude Alberto Caprari, presidente ANIMA Confindustria Meccanica Varia, suggerendo così una "nuova corsia per l'export italiano".

La parola alle aziende che esportano
Roberto Noseda (Sales Director Tenaris): «Tenaris è tra i maggiori produttori e fornitori globali di tubi in acciaio e servizi per l'industria energetica mondiale e per altre applicazioni industriali. Con un fatturato nel 2016 di US$ 4,3 miliardi e 19.000 dipendenti, Tenaris ha una rete integrata di unità produttive in tutto il mondo. Lo stabilimento di Dalmine in Italia vanta una storia di oltre 100 anni e proprio ieri è stata ufficialmente avviata la produzione nel nuovo sito di Bay City, in Texas. Si tratta del primo impianto Tenaris costruito da zero in 60 anni di storia, il più tecnologicamente avanzato al mondo, frutto di un investimento di 1,8 miliardi di dollari e con una capacità produttiva di 600mila tonnellate l'anno di Oil Country Tubular Goods. Per quanto riguarda le nostre strategie di export i principali aspetti critici sono la capacità di sviluppare un network onsite fondamentale per lo sviluppo della presenza nel Paese e l'organizzazione delle risorse umane, che apportano valore aggiunto ad una strategia globale con forte presenza di know how locale.  Fondamentale inoltre anche la pianificazione degli investimenti in funzione di quelli che sono i mercati che vogliamo raggiungere con la nostra strategia commerciale. Per esempio, in Kazakhstan abbiamo investito in una nuova linea di finitura. Si tratta di un hub da cui poter servire nel modo più efficace possibile tutte le regioni circostanti».

Alberto Rota (CEO Rota Guido): «Le nostre dimensioni sono diverse. Dobbiamo scegliere gli stati. Abbiamo 170 dipendenti e 50 milioni di fatturato. Stiamo lavorando molto sull'Africa che ha bisogno di infrastrutture e di produrre internamente prodotti primari come latte carne uova ecc. Sono interessati ai prodotti primari, produzione di uova, latte. Siamo stati fortunati perché non appena approcciato il continente africano, abbiamo trovato subito sviluppo un interessante progetto di allevamento da ingrasso per tremila animali adulti e un allevamento di vacche da latte con la presenza di mille vacche in mungitura in Algeria. Inoltre abbiamo tre interessanti progetti in Kenya, a filiera completa dalla coltivazione del terreno ala produzione di latte da bere e la produzione di carne legati alle tre università principali del Kenya, Nairobi, Nakuru, Endored. Il settore agroindustriale riceve richieste legate a tutta la filiera. Pertanto per noi la cultura di rete è fondamentale perché porta a tempo zero la competenza e la capacità di rispondere alle domande. Infine., importante la capacità di formare il cliente ed educarlo e lasciare sul territorio la gestione della tecnologia che è stata venduta. Vendere solo il prodotto diventa complicato, ormai sono fondamentali i servizi».

Giacomo Zeni (CFO Fondital): «I Paesi dell'Est sono i nostri paesi target. Verso la Russia abbiamo vissuto l'evoluzione dell'esportazione dalla  localizzazione a una società commerciale fino ad inaugurare il prossimo aprile la prima fabbrica di produzione in una zona economica speciale. Stiamo cercando di incrementare il rapporto con le Istituzioni per trovare una collaborazione. Notiamo che ancora gli italiani fanno fatica a fare rete. Abbiamo vinto un processo contro la dogana russa, in otto mesi tutti e tre i gradi di giudizio ma ci siamo trovati soli. Dobbiamo cercare di fare rete per promuovere un tavolo di sostegno a queste problematiche. Come strategie di esportazione investiamo tempo a conoscere il Paese. Fondamentale è anche la pianificazione doganale, che è un must anche per una piccola medio azienda. Da due giorni di sdoganamento siamo arrivati a poche ore di procedura. Dobbiamo investire tempo per non perdere tempo».

Analisi, supporto e progetti
Professor Hans-Michael Wolffgang (INCU/World Customs Organization University): «La promozione dell'italianità sta procedendo bene come export non solo verso l'Unione Europa ma anche verso altri Paesi come Stati Uniti o Cina. Il supporto che sta dando il governo italiano è veramente importante. Dal mio punto di vista la gestione del custom system non semplice e le aziende si stanno affacciando ra a questa problematica specialmente nell'industria meccanica. Specialmente per le piccole  e medie imprese è difficile avere una conoscenza in house. Proviamo ad educare e allenare le imprese così che sia evoluto il custom system. L'altra parte è poter sfruttare le agevolazioni dei liberi accordi di commercio che ormai sono più di 40 con Canada, Sud Corea, Giappone e Messico e molti altri Paesi. Serve una conoscenza per calcolare i vantaggi. Queste sono le opzioni e le possibilità che le aziende italiane possano avere».

Fulvio Liberatore (Presidente EasyFrontier): «Il progetto Dogana Facile rende notevoli i vantaggi di riduzione di tempi e costi. Siamo al fianco delle aziende come consulenza e formazione doganale (origine delle merci, classifica doganale, procedura ordinaria con luogo autorizzato, etichettatura "Made in", embargo, contenzioso doganale/assistenza legale, transfer pricing). In questi anni abbiamo fornito assistenza nell'ottenimento della autorizzazione AEO, dello status di esportatore autorizzato e delle licenze dual use, analisi di trade intelligence e di export control».

Michele Scannavini (Presidente ITA/ICE Italian Trade Agency): «ICE vanta una Rete di 78 uffici  all'estero che hanno la missione di aiutare le piccole medie imprese in tutti i loro bisogni da approfondimento di mercato a risoluzione anche di problemi piccoli anche fino a una programmazione di investimento. Aiutiamo le piccole medie imprese a crescere attraverso l'internazionalizzazione e quindi trovare partner per il business e per promuovere i loro prodotti. Aiutiamo anche a trovare investitori internazionali che possono essere interessati a investire nelle nostre aziende e quindi a farle sviluppare. Specificatamente per la promozione dei prodotti le nostre attività vanno da organizzazione di fiere e esposizione all'estero fino a incoming per partecipare alle fiere italiane di riferimento e all'organizzazione settoriali di business forum con operatori stranieri e organizzare attività di comunicazione e visibilità per le nostre imprese all'estero. Invito le aziende a contattarci senza esitazione per poter ricevere informazioni soddisfacenti».

Vincenzo Grassi (partner PwC): «Sempre di più è necessario che aziende, associazioni, partner e consulenti lavorino insieme per incrementare il livello di globalizzazione delle aziende italiane che sono medie piccole. Il fatto di fare rete facilita andare all'estero. Un esempio è il progetto alti potenziali finanziato da Ice che prevede che una realtà multinazionale di consulenza come aiuti a 30 aziende in un anno a definire il piano di internazionalizzazione (identificate attraverso un bando) e successivamente implementarlo. Con l'aiuto di una realtà come noi presente te in 156 paesi e Ice in 80. Sfruttando canali pubblici e competenze consolidate come quelle nostre. Siamo già partite con le 30 settore consumer. È un progetto pilota e se funziona come soddisfazione può essere inteso anche ad altri settori come la meccanica».